Elia Gius di NaturaSì ci racconta come sono partiti da L’Origine

Oggi siamo andati ad intervistare Elia Gius, Responsabile di NaturaSì e dei negozi L’Origine di Trento e Rovereto.

Elia_Gius NaturaSì

Tutto nasce con L’Origine che si costituisce a Trento come circolo nel 1980 con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica cittadina sui problemi della salute in relazione all’alimentazione, all’agricoltura e all’ambiente.  L’obiettivo è promuovere un’azione culturale che favorisca la diffusione dell’alimentazione naturale e di discipline igieniste, per uno stile di vita semplice e responsabile. Un piccolo spazio per i soci, con materiale informativo e documentato, è anche sede e luogo di incontro. Le farine vengono macinate in proprio, quasi tutto è sfuso, c’è contatto diretto con la maggior parte dei fornitori produttori.

Poi, nel 1986 Franca Tomasi e Marco Gius si trasferiscono in locali più ampi e un po’ più organizzati, cercando di rispondere all’aumento di interesse nel biologico del pubblico ma mantenendo il più possibile inalterato lo spirito iniziale.

Lo sviluppo, a partire dagli anni 2000, impone una trasformazione della struttura per garantire un servizio di vendita che risponde ad aspettative ed esigenze in parte mutate. Ora, stanno cercando di rispondere a questa crescita offrendo un assortimento più adeguato che, oltre all’alimentazione di base fornisca prodotti speciali a chi segue regimi dietetico-alimentari particolari.

All’inizio, ci dice Elia, il consumatore era assolutamente di nicchia ed era quello che credeva nel biologico, ora invece si è aperto a chiunque: c’è chi effettua la spesa famigliare quasi esclusivamente da loro, ci sono le neo-mamme che hanno avuto un bimbo da poco e quindi, per lei e il marito non compravano il prodotto, ma per il bambino prendono le pappe per lo svezzamento, arrivano giovani coppie interessate al settore, ma anche vegani, vegetariani, atleti e intolleranti un po’ di tutto insomma. Anche dal punto di vista dell’età e della professione varia molto: dai ragazzini del liceo ai clienti storici che ora hanno 60 anni, dall’imprenditore all’operaio, dal professionista all’impiegato o all’insegnante.

Rispetto ad un supermercato classico la differenza fondamentale è nella merce proposta ci spiega Elia: i negozi trattano la quasi totalità dei prodotti provenienti da agricoltura biologica e biodinamica. Tutta la filiera è certificata, soggetta a normative comunitarie e a visite ispettive periodiche da parte dell’ente certificatore con particolare attenzione al controllo degli alimenti sfusi quali ortofrutta, latticini e prodotti da forno.

EcorNaturaSì è il principale fornitore che fornisce il 70% della merce venduta: è un partner importante che attesta la presenza di prodotti biologici certi.

Inoltre, si sta impegnando in due grandi progetti: “alimenti ritrovati” e “prodotti di filiera”. Con aziende agricole particolarmente meritevoli quali Fattoria di Vaira, Cascine Orsine, Azienda San Michele sta cercando di riscoprire tutte quelle varietà antiche erbacee ed arboree che la selezione genetica e l’industria alimentare hanno eliminato negli anni perché poco produttive o di difficile gestione nella lavorazione.

Oltre al prodotto biologico certificato si sta quindi cercando di rintrodurre tutta una serie di prodotti di eccellenza che sono stati dimenticati in questi ultimi decenni.

NaturaSì agricoltura

La differenza fondamentale di un negozio come NaturSì è quella di dare una gratificazione sia sociale che economica a tutti gli attori della filiera: un giusto prezzo percepito al contadino, al distributore e al dettagliante finale, quindi una ripartizione della marginalità sul prodotto in modo equo. Nel circuito EcorNaturaSì si cerca di avere un rapporto diretto tra gli attori e quindi cercare quel giusto prezzo e far si che se all’agricoltore quell’anno va male, riesce comunque a poter andare avanti col raccolto successivo. Non è quindi il distributore che fa il prezzo ma c’è un venirsi incontro reciproco proficuo.

Altra questione fondamentale è quella di favorire la commercializzazione di sementi non ibride, in modo che l’agricoltore di anno in anno possa in parte produrre le proprie sementi. Nelle aziende convenzionali le sementi sono sterili e una volta che vengono piantate, possono solo essere raccolte e non riescono a perpetuarsi nel tempo e quindi l’agricoltore dipende dall’offerta dell’azienda sementifera. Quindi, oltre al prodotto certificato biologico si riesce a dare maggiore autonomia e risalto all’attore principale della filiera: l’agricoltore.

Al produttore si fornisce il supporto, dandogli la logistica e l’aiuto in cambio di un prodotto di qualità indiscutibile anche dal punto di vista organolettico quindi come sapore, qualità di gusto etc. Non è solo biologico a pesticidi zero, residui zero ma è una cultura che sta  maggiormente attenta ai bisogni della terra.

Dalla terra parte tutto e purtroppo si sta sempre più inquinando, cementificando, industrializzando, costruendo centri commerciali ma, una volta che la terra è stata tolta dall’uso agricolo non si può tornare indietro. In italia siamo molto fortunati perché abbiamo una superficie agricola utilizzata (SAU) proporzionata al numero di abitanti, quindi cerchiamo di non buttare via la risorsa terra che non è rinnovabile. Quello che mangiamo viene dalla terra, a volte ce lo dimentichiamo!

Aderire al marchio Ecoaquisti è stato un passo fisiologico per i negozi e una delle cose positive che si è potuto fare tramite il marchio è quella di portare l’educazione ambientale all’interno delle scuole, per educare alla buona alimentazione. Un paio di asili che sono loro clienti, hanno già inserito l’obbligo di mettere negli alimenti cucinati nelle mense una certa quantità di prodotti certificati biologici.

NaturaSì Bambini

Ma, ci spiega Elia, concentrarsi sull’utente finale con il vuoto a rendere, il detersivo in flaconi riutilizzabili, gli shopper, sono solo un piccolo e primo passo virtuoso per la propria economia famigliare, su grande scala però bisogna fare di più. Per sviluppare il progetto Ecoacquisti sarebbe quindi utile allargare il progetto a tutti i partecipanti della filiera agroalimentare e non coinvolgere solo i negozi al dettaglio. Utile sarebbe  anche proporre momenti di sensibilizzazione pubblica sulla corretta alimentazione per evitare gli sprechi: dopo aver fatto la spesa, a casa pochi soggetti consumano la totalità del prodotto acquistato e allora, cerchiamo di comprare di meno ma consumiamo tutto quello che acquistiamo.

Investire nella cultura dell’alimentazione e della sensibilizzazione ambientale  è quindi un passo fondamentale.

Grazie ad Elia per il tempo che ci ha dedicato e per la bella intervista!

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